BraunEva
di Elisa Gandini e Valentina Bravetti

- Performance in solo con oggetti • Città di Ebla -

«Io sono macerie, tu non lo vedi, tu non lo avverti. Scivolo in un cumulo di immagini infrante. A quali radici mi afferro, quali i rami che crescono? Non mi mostri mai qualcosa di diverso. In una manciata di ore tu mi mostri la paura. Sono ormai tre anni che mi donasti i giacinti per la prima volta e mi chiamasti ‘la ragazza dei giacinti’ »

[al romanzo HITLER di Giuseppe Genna]

 

Il progetto performativo BraunEva, nato nel 2010 come esperienza istallativa atta ad essere fotografata e divenuto in seconda istanza esperienza di performance aperta al pubblico in Maison Ventidue come corpo in movimento, oggetti, spazio, da offrire agli scatti della mente.

 L’incontro del duo Gandini-Bravetti con il profilo di Eva Braun è avvenuto quasi inevitabilmente, in una sfida pericolosa, intima, privata.

 
Capture d’écran 2017-04-27 à 14.00.43.png

Per raccontare la donna, affidandosi esclusivamente alle immagini che ella stessa catturava, traducendole in fotografie e brevi filmati:

Eva privata, Eva che si priva.

Corpo che si muove in un luogo congelato, in posa, autonomo per solitudine. Eva viva, Eva nuda.

Che ascolta musica, che fuma, che si guarda allo specchio, che si veste, che si svela. Eva ed i suoi scatti, in quel brevissimo spazio che separa il suo occhio da una realtà atroce, in una sfida abulica con ciò che l’obiettivo deve catturare.

Eva e “il suo” Adolf.

Gioca con se stessa, seleziona e trasforma ciò che vuole vedere, sentendone tuttavia l’enorme peso, nutrendolo, crescendolo sino a lasciarsene schiacciare.

 

I primi due studi condotti su BraunEva sono stati presentati durante due delle passate edizioni del Festival Ipercorpo: in entrambi i casi le performance sono state costruite in situ.

La prima all’interno di una piccola stanza bianca che poteva ospitare trenta persone al massimo, la seconda all’interno di tre canaloni destinati alla manutenzione delle corriere, in un edificio costruito nel 1935: struttura, quest’ultima, che ha permesso al pubblico di assistere alla performance osservandone lo svolgimento dall’alto.

E’ quindi il luogo a determinare allestimento e movimenti, a dettare il ritmo di un racconto che si nutre di sguardi: quello della performer e del pubblico in scena, alla ricerca di quel breve istante in cui è la mente a congelare uno scatto, a catturare quella sola immagine che (ri)definisce i confini di un intero percorso.

La terza parte del progetto  in costruzione presso i volumi dei sotterranei di Maison Ventidue è stata presentata nella serata del 1 dicembre, con tre repliche [ore 20.00 - 21.00 - 22.00] per 15 spettatori alla volta.